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CSP & Trasparenza
Sebbene sotto certi aspetti il cloud computing possa costituire un freno alla crescita costante dei costi legati all'acquisto e gestione dei datacenter interni all'azienda, occorre che il futuro sottoscrivente provveda nella valutazione tutti gli effetti indiretti provocati dalla cessione di parte della struttura aziendale, ad un'organizzazione esterna (in questo caso, il CSP), la quale costituisce di fatto una forma di outsourcing informatico, votata nella rivendita di servizi al maggior numero possibile di clienti. Tale condizione, se non gestita adeguatamente dall'azienda, può comportare l'aumento occulto delle spese complessive, in seguito al mancato monitoraggio nella trasparenza delle offerte commerciali proposte, molto spesso improntate nell'incamerazione massiccia di denaro, attraverso la propria clientela (es. con l'attivazione di servizi inutili e/o eccessivamente costosi). Sovente viene citato il cloud computing come soluzione al pagamento di consulenze e l'assunzione di personale interno all'azienda, presentato impropriamente come un costo inutile per la medesima. In realtà, queste figure costituiscono una barriera fondamentale per la valutazione degli bisogni funzionali interni, oltre a provvedere nel controllo-qualità dei servizi erogati dai provider. Una loro mancanza può costituire un serio problema per il sottoscrivente, in quanto incapacitato nel monitoraggio del rispetto dei oneri contrattuali stabiliti con il CSP e sprovvisto di personale preparato al fine di garantire una risoluzione tempestiva ad eventuali situazioni di necessità. La loro presenza inoltre, può ridurre le probabilità di coinvolgimento delle aziende in operazioni di marketing aggressive, con provider intenti in forme di accorpamento irruento della clientela, attraverso l'induzione di esigenze e bisogni funzionali inesistenti e millantando limitazioni e problematiche inveritiere (o facilmente risolvibili), nell'ambito del setup e della gestione dei datacenter interni, col solo interesse nello stimolare coercitivamente il maggior numero possibile di sottoscrizioni alle proprie offerte, anche qualora queste risultino essere inutili, eccessive o con l'unico intento di proporre contratti aggiuntivi d'assistenza, sovente non indispensabili e votati alla pura speculazione tramite l'instaurazione di vincoli tecnici occulti (es. implementazione di software/hardware apparentemente gestibile solo da loro). Un'altro fattore di consistente rilevanza, in merito all'analisi nella trasparenza delle clausole, riguarda l'eventuale evoluzione e modifica contrattuale operata dal CSP, ad insaputa dei clienti. Proprio a causa della forma generica di costituzione di questo genere di accordi, possono manifestarsi situazioni di mancato controllo, da parte dei sottoscriventi, causa di attivazioni indesiderate ed accettazioni non correttamente esplicitate dai termini di servizio. Tali circostanze possono manifestarsi sovente nei contratti non cartacei o con integrazioni specificate presso documentazione online, forme tipiche nelle offerte di servizi minori (es. in pagine web del sito principale del CSP), ove i contenuti inseriti possono essere inclusi e rimossi molto facilmente (in particolar modo qualora riguardino fattori critici quali la qualità del servizio offerto, i minimali erogati e gli accordi d'assistenza ai guasti (SLA)). Lo stesso rischio può manifestarsi anche in merito alla presenza di formule di rinnovo tacito o permesso di modifica contrattuale, durante il periodo di erogazione della stessa, in forma silente al sottoscrittore finale. Le aziende devono prestare attenzione nel considerare l'effettiva necessità di passaggio a soluzioni "In The Cloud". Tale migrazione, senza un'adeguata valutazione di pro e contro annessi, può risultare in un ulteriore aggravio del budget, ancor meno identificabile ed arginabile in quanto non gestibile internamente dal sottoscrittore e correlato ad aumenti ed extra occulti, derivanti da sottoscrizioni immotivate ai servizi (come conseguenza di entusiasmi derivanti da pubblicità e forme di marketing persuasive ed inveritiere), incremento periodico impartito dal provider, con giustificazioni spesso banali o votate al sensazionalismo attraverso lo sfruttamento di notizie comuni, come metodo di copertura ad eventuali manovre speculative o votate nel nascondere sprechi e mancate ottimizzazioni. Anche l'incapacità di scelta diretta, da parte del sottoscrivente, in merito al tipo di hardware acquistato dal CSP, nonché ai relativi contratti di manutenzione del medesimo, possono comportare aumenti di difficile anticipazione e cognizione, per l'azienda. In genere, nel cloud computing pubblico, il recupero d'investimento può essere registrato solo nel caso di un impiego attivo delle soluzioni offerte dai provider, atte nel generare reali e tangibili guadagni, nel breve-medio termine, a fronte di spese e costi iniziali dettati dai controlli di conformità e riassestamento strutturale/organizzativo del reparto informatico interno e del personale, sia implicato in esso, sia come oggetto finale dell'operazione (cioè i videoterminalisti).
Riassumendo, chi può trarre beneficio dalla sottoscrizione di servizi in cloud computing?
Le tecnologie "In The Cloud" rappresentano un'interessante oggetto d'investimento, specialmente per:
- Tutte quelle circostanze ed ambiti in cui l'attività lavorativa implichi l'assidua collaborazione di gruppo. La capacità di condivisione e modifica in tempo reale dei documenti, rappresenta uno dei principali benefici legati a questo tipo di tecnologia.
- L'utenza mobile. La semplificazione apportata a questa forma di ambito lavorativo è consistente, permettendo la fruzione di software ed informazioni anche attraverso strumenti dalle prestazioni ridotte (es. smartphone, PDA e laptop), senza che l'individuo debba preoccuparsi della gestione e manutenzione degli elaboratori. L'accessibilità universale ai dati inoltre, rappresenta un'ottimo passo in avanti nella semplificazione organizzativa, elemento fondamentale in questa tipologia di professione.
- I reparti informatici aziendali con necessità temporanee d'utilizzo di software e servizi (anche molto sporadiche, nello stile "On Demand"). In questo caso, il cloud computing rappresenta una valida alternativa, garantendo l'accessibilità a nuove forme di elaborazione dei dati, senza i costi di ristrutturazione del datacenter interno, particolarmente conveniente per modifiche di durata limitata.
- Il risparmio derivante dal non acquisto di licenze d'utilizzo software, sopperite con soluzioni "In The Cloud", per applicazioni in realtà poco sfruttate, causa quindi di un inadeguato assorbimento dei costi, attraverso il ROI correlato a quanto acquistato.
A chi invece è sconsigliato?
Questo genere di tecnologia presenta anche delle vistose limitazioni. E' quindi sconsigliata nelle realtà aziendali ove:
- Le connessioni di rete presentino problemi frequenti in ambito di performance e stabilità. Il cloud computing pubblico infatti, si poggia in parte sul canale trasmissivo, per permettere l'accessibilità ai servizi offerti. Problemi frequenti inciderebbero sensibilmente sull'esperienza d'utilizzo del sottoscrivente, comportando reiterati periodi d'inattività. In egual maniera, se la connessione presenta dei consistenti limiti di banda, sia dovuti dal tipo di tecnologia impiegata, sia derivanti da disturbi e problematiche tecniche, l'investimento in tali soluzioni potrebbe rivelarsi estremamente infruttuoso. L'utilizzo della connessione, da parte di più utenti contemporaneamente, inoltre incide negativamente sulla capacità d'utilizzo dei servizi erogati, introducendo pesanti ritardi nell'ottenimento delle informazioni elaborate dai sistemi remoti.
- Gli addebiti inerenti all'uso delle connessioni Internet non possano essere gestiti attraverso profili "Flat" (cioè a canone fisso periodico). Il cloud computing necessita di un collegamento stabile e costante alla rete pubblica. Solo in caso di raro impiego dei servizi su un'ottica "On Demand" (offerta commerciale rara, da parte dei CSP, in quanto incapace di assorbire i costi di gestione del fornitore), l'impiego di soluzioni "In The Cloud" può rivelarsi una scelta vantaggiosa. La non disponibilità di addebito su base fisse, può risultare in una difficile capacità di predizione dei costi economici complessivi, nonché comparazione dei medesimi, ad eventuali ROI, da parte dell'azienda.
- La maggior parte delle attività aziendali può essere compiuta senza l'esigenza di un collegamento ad Internet. In questi casi, l'installazione di sistemi virtualizzati o LAN-cloud ridotte, può rappresentare un'alternativa più che valida, al fine di garantire tutte le funzionalità necessarie per i reparti, con un adeguato contenimento dei costi.
- L'attività aziendale non presenti alcuna effettiva necessità tecnica di entità tale da giustificare una migrazione. In questi casi, l'assunzione di un responsabile aziendale interno, o la sottoscrizione a contratti di outsourcing, per la risoluzione delle problematiche annesse ai terminali, rappresenta una soluzione più che adeguata e dai costi inferiori, rispetto alla richiesta d'appoggio a CSP esterni.
- L'introduzione di ritardi nell'esecuzione delle attività aziendali, possa costituire un grosso problema economico/organizzativo. A causa del modello di ripartizione delle risorse, operato da parte del CSP, nei sistemi impiegati per l'erogazione dei servizi, nonché le limitazioni implicite nell'utilizzo delle connessioni Internet, la sottoscrizione di tecnologie "In The Cloud" pubbliche può influire negativamente sul rendimento aziendale e rappresentare un'investimento inutile e dispendioso.
- Vi sia la necessità nel mantenimento di una stretta osservanza degli standard di gestione delle informazioni. Molto spesso tali fattori costituiscono un investimento di consistente entità e difficile gestione (da parte dei CSP), andando a ridurre i profitti generati dalle offerte commerciali. Inoltre, sul piano tecnico, per garantire il rispetto delle disposizioni dettate, s'introdurrebbe la necessità d'implementazione di configurazioni e controlli particolarmente complessi e spesso diversificati tra i singoli sottoscriventi. Il monitoraggio di conformità inoltre, non sarebbe agevolmente attuabile dai clienti, ponendo una grossa incognita su tutto l'operato.
- Le informazioni trattate siano d'importanza estrema per l'azienda e di particolare interesse per la concorrenza o altri soggetti terzi. I sistemi istituiti per l'erogazione dei servizi in cloud computing, non sono esenti da potenziali rischi di compromissione, i quali potrebbero determinare l'esposizione delle informazioni depositate. Ugualmente, un'eventuale sottrazione illecita delle medesime potrebbe essere causata anche dal personale dipendente del CSP o da parte del fornitore di servizi stesso, su richiesta governativa o come risultato di attività illecite compiute dalla stessa, per profitto.
- La compatibilità dei file gestiti dalle soluzioni informatiche erogate risulti essere ridotta e comporti problemi di gestione, ai videoterminalisti (specie nei casi in cui i dati debbano essere esportati ed importati frequentemente). Non tutti i software SaaS vengono sviluppati e dotati delle dovute accortezze in ambito di compatibilità, sebbene questa possa rivelarsi necessaria, in taluni casi.

   
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